Venerdì 11 luglio 2025, presso la “Sala Grande” del Circolo dei Lettori di Torino, si è tenuto l’interessante convegno (in presenza ed in webinar) “Il patrimonio ambientale e culturale tra tutela e valorizzazione: servizi ecosistemici e conservazione”, organizzato dallo Studio Legale Dal Piaz e dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori di Torino e la Fondazione per l’Architettura Torino.
L’evento ha rappresentato un’importante occasione per riflettere sulle tematiche legate alla protezione ed alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale ed alle tematiche delle opere compensative mediante il ricorso ai servizi ecosistemici.
Hanno introdotto i temi e condotto il convegno l’Avv. Dal Piaz e l’Ing. Sandrone (Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino e Coordinatore Rete Professioni Tecniche del Piemonte).
Il raccordo della tutela del patrimonio culturale e paesaggistico con altri interessi costituzionalmente rilevanti.
Le esigenze connesse alla tutela del patrimonio culturale e del paesaggio vengono attualmente poste in contrapposizione con altre esigenze, parimenti tutelate dalla Costituzione, rendendo necessaria un’attenta analisi e la ponderazione degli interessi contrapposti.
In merito a tale ultimo aspetto sono stati illustrati le principali norme vigenti ed alcuni casi pratici che hanno coinvolto diverse figure professionali esperte in materie legali, architettoniche, ingegneristiche ed ambientali, unitamente ad un lavoro di coordinamento con le Soprintendenze: tale approccio multidisciplinare ha consentito di prendere in considerazione diversi aspetti quali, ad esempio, la compatibilità degli interventi proposti con la conservazione delle caratteristiche monumentali, architettoniche, storico-culturali o ambientali degli edifici e delle aree interessate, al fine di individuare soluzioni idonee a contemperare le esigenze di recupero o sviluppo con quelle di tutela del patrimonio monumentale, culturale e ambientale.
Il ruolo della Soprintendenza nella tutela del patrimonio culturale e paesaggistico.
Come ben illustrato dalla Dott.ssa Gazzola (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino) la Soprintendenza svolge un’importante attività nella tutela dei beni culturali, definiti dal Codice dei beni culturali (D.Lgs. n. 42/2004) come “le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà”, ed i beni paesaggistici quali gli “immobili e aree di notevole interesse pubblico”, “le aree tutelate per legge” e, in generale, il paesaggio ossia il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.
Con riferimento ai beni culturali, la Soprintendenza procede alla verifica della sussistenza dell’interesse culturale, al fine di valutare l’assoggettamento di un bene a specifica tutela, nonché a far rispettare i limiti normativi ed i procedimenti autorizzativi per l’esecuzione di interventi sui beni tutelati.
Quanto ai beni paesaggistici, la perimetrazione e le modalità attuative della loro conservazione e valorizzazione vengono concertate dal Ministero, dalle Regione e dagli Enti territoriali.
Di particolare rilevanza, poi, è il parere vincolante rilasciato dalla Soprintendenza ai fini del rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per gli interventi modificativi dello stato dei luoghi su aree e immobili considerati beni paesaggistici: a seconda della tipologia di intervento il provvedimento autorizzativo può essere rilasciato dalla Regione o dal Comune, singolo o associato, il quale può esercitare le funzioni paesaggistiche solo se dotato della Commissione locale per il paesaggio.
L’acquisizione del parere vincolante della Soprintendenza non è obbligatorio nei casi di interventi di lieve entità per i quali sono previste procedure autorizzative semplificate.
Il D.Lgs. n. 42/2004 ed il D.P.R. n. 31/2017 delineano diversi procedimenti autorizzativi, anche postumi, tra i quali assume particolare rilevanza la nuova sanatoria introdotta all’art. 36 bis D.P.R. n. 380/2001 con il D.L. n. 69/2024 (Decreto “Salva casa” convertito con L. n. 105/2024).
Infatti, nell’ottica di semplificare e regolarizzare le lievi difformità edilizie, oltre al superamento del requisito della “doppia conformità”, l’art. 36 bis, comma 4, del T.U.E. consente di procedere all’accertamento della compatibilità paesaggistica per gli interventi parzialmente difformi dai titoli edilizi che abbiano determinato la creazione di superfici utili o volumi ovvero l’aumento di quelli legittimamente realizzati.
La portata applicativa della disposizione è stata ampiamente discussa, posto che l’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004 nega la “sanatoria” paesaggistica per i lavori eseguiti su beni vincolati determinanti l’aumento di superficie utile o volume: tuttavia, come chiarito da Circolari ministeriali rilasciate successivamente alla conversione del Decreto “Salva casa”, non sussiste alcun contrasto tra la disposizione del Codice dei beni culturali e la novella normativa del Testo Unico Edilizia, la quale prevale in virtù del criterio cronologico della successione delle leggi nel tempo e, in ogni caso, prevede ugualmente l’intervento della Soprintendenza che deve fornire il proprio parere vincolante.
Peraltro, l’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004 continua a trovare piena applicazione non solo in tutte le ipotesi abusive non menzionate dall’art. 36 bis del T.U.E., ma anche in tutti i casi in cui, nell’ambito del procedimento di sanatoria “semplificata”, l’Ente di tutela ha rilasciato parere negativo e per i quali si applicano le misure sanzionatorie previste dal Codice dei beni culturali.
Il restauro del giardino storico della Palazzina di caccia di Stupinigi.
L’Arch. Valdemarin (Direttore tecnico della Fondazione Ordine Mauriziano) ha illustrato il progetto di restauro del giardino della Palazzina di caccia di Stupinigi, che prevedeva in origine il ripristino di antichi percorsi di caccia, di disegni arborei e di un labirinto, intrapreso dalla Fondazione Ordine Mauriziano nell’ambito delle Proposte di intervento per il restauro e la valorizzazione di parchi e giardini storici da finanziare nell’ambito del P.N.R.R.. L’intervento, in corso di realizzazione, ha reso necessaria un’importante attività di armonizzazione delle esigenze di tutela del paesaggio, della biodiversità e degli habitat presenti nel sito di alto valore storico e monumentale.
Una prima complessità è stata la molteplicità dei vincoli sussistenti sul sito, con la conseguente necessità di acquisire un numero elevato di autorizzazioni e di eseguire diverse e peculiari analisi dei luoghi.
Inoltre, la porzione di giardino storico scelta inizialmente dai progettisti per le opere di riqualificazione era quella maggiormente interessata dalla presenza di specie vegetali ed animali tutelate: pertanto, era stato proposto di creare aree naturalizzate, protette da alte siepi, all’interno delle quali si possono mantenere le condizioni ideali per il mantenimento degli habitat e per la preservazione delle specie.
L’intervento proposto, tuttavia, non è stato inizialmente accolto dall’Ente Parco in quanto ritenuto inidoneo ad eliminare completamente l’incidenza delle opere di restauro del giardino sulla fauna/flora della porzione del giardino.
Pertanto, sempre in un’ottica di tutela e rispetto dei luoghi naturali, è stato deciso di intervenire sulle porzioni di giardino più prossime alla Palazzina, che conservano maggiormente i tratti di uno spazio disegnato dall’uomo e possiedono i caratteri più significativi dal punto di vista della rappresentatività storica del sito.
La variante del progetto, dunque, è stata sottoposta alla valutazione dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dei Parchi Reali, evidenziandone i notevoli benefici rispetto al progetto precedente, quali: minore impatto sull’ambiente; eliminazione delle vegetazioni affetti da fitopatologie contagiose; scelta di specie vegetali più resistenti ai cambiamenti climatici e meno idrovore per i reimpianti; ideazione di strategie alternative per la fruizione da parte del pubblico delle aree più naturalizzate; riproposizione di una delle caratteristiche più interessanti del giardino storico (“stanze di verzura”); valorizzazione di una porzione di giardino immediatamente fruibile da parte del pubblico in prossimità dell’accesso; realizzazione di un impianto di irrigazione automatizzato, in grado di dosare l’apporto idrico in relazione alle condizioni meteorologiche e alle condizioni di umidità del terreno; studio di un sistema per il superamento delle barriere
architettoniche per i disabili motori e per gli altri tipi di disabilità.
Il nuovo progetto è stato favorevolmente accolto dagli Enti di tutela interessati, ed ha ulteriormente manifestato la necessità, per interventi su beni soggetti a diversi e spesso confliggenti dispositivi di tutela, della ricerca di una soluzione mediata tra le diverse esigenze, restando indispensabile per tutti i soggetti coinvolti la predisposizione a recepire le diverse e rispettive esigenze.
Il patrimonio ambientale e culturale tra tutela e valorizzazione: Piano d’area e criteri per la definizione dei servizi ecosistemici.
Il Piano d’area rappresenta lo strumento di pianificazione territoriale attraverso cui l’Ente di gestione disciplina l’uso del territorio compreso all’interno dei confini dell’area protetta, il cui obiettivo principale è la definizione di un rapporto di equilibrio tra la conservazione della natura e la valorizzazione socio-economica, dando forte rilevanza alle relazioni ecosistemiche, socioeconomiche, paesistiche, culturali e turistiche che legano l’area al contesto territoriale.
Nell’ambito dell’attività pianificatoria svolta dagli Enti interessati assume particolare rilievo la conservazione e la valorizzazione dei servizi ecosistemici, ossia la serie di servizi che i sistemi naturali generano a favore dell’uomo e che sono di assoluto rilievo in quanto, direttamente o indirettamente, influenzano e sostengono la vita ed il benessere umano in termini di salute, accesso alle risorse primarie, sostentamento.
Come ben spiegato dall’Ing. Ferrato e dal Pian. Mijno, il Millenium Ecosystem Assessment 2005 (M.E.A.) definisce i servizi ecosistemici come i molteplici “benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano”, e che li distingue in quattro categorie: i) di supporto, ossia i servizi necessari a mantenere altri servizi (ad esempio la formazione del suolo, la fotosintesi e il ciclo dei nutrienti alla base della crescita e della produzione); ii) di fornitura/approvvigionamento, che sono i beni ritraibili dall’ecosistema (cibo, acqua, legname, fibre, combustibili, materie prime, sostanze biochimiche e farmaceutiche ecc); iii) di regolazione di processi ecosistemici, i quali rappresentano i benefici ottenuti dalla regolazione dei processi ecologici (ad esempio la regolazione del clima e del ciclo dell’acqua, il naturale riciclaggio dei rifiuti e degli inquinanti, il controllo delle malattie, l’impollinazione); iv) culturali, ossia i benefici immateriali ottenuti dagli ecosistemi da un punto di vista educativo, estetico, turistico, spirituale, di eredità culturale e senso di appartenenza.
L’approccio ecosistemico, quindi, considera fondamentale l’integrazione del concetto di funzioni e di servizi ecosistemici nelle scelte relative alla pianificazione urbanistica ed alla gestione del territorio, per fornire agli amministratori un modello di governance che permette di controllare le pressioni che minacciano gli ecosistemi e la loro funzionalità.
Quindi, obiettivo della gestione ecosistemica è quello di mantenere un ecosistema sano, produttivo e resiliente, in grado di fornire agli esseri umani i beni e i servizi che desiderano e di cui hanno bisogno.
Per l’analisi dei servizi ecosistemici vengono attualmente sperimentati tre metodi diversi, in attesa che venga adottata una regolamentazione sul tema.
i) Making good natura (MGN): è uno strumento operativo utile agli Enti gestori per la pianificazione territoriale e la tutela degli ecosistemi, che consente un approccio qualitativo e geografico di agevole interpretazione e applicazione.
L’analisi consiste nello studio delle relazioni che intercorrono tra gli aspetti strettamente ecologici e ambientali con quelli socio-economici.
ii) “Life SAM4CP Simul Soil”: sviluppata in particolare da Città Metropolitana di Torino nell’ambito del progetto “Life SAM4CP Soil administration model for community profit”, è una metodologia che si pone l’obiettivo di fornire un supporto analitico territoriale alla mappatura e valutazione dei servizi ecosistemici forniti dal suolo.
In particolare, “Simul Soil” è un applicativo che consente di eseguire bilanci delle funzioni ecosistemiche del territorio, e di giungere ad una valutazione biofisica ed economica dei servizi ecosistemici erogati dal suolo, associando ad ogni servizio ecosistemico un “costo” parametrico, con risultati molto sensibili al tipo input dato all’applicativo e che necessitano di validazione tecnico-scientifica prima di essere utilizzati per fini regolativi o normativi.
iii) “LOS DAMA!” e “Blue Green City”: è una metodologia sviluppata da Regione Piemonte che adotta un approccio ecosistemico e multiscalare alla pianificazione, basato sui principi dell’ecologia del paesaggio, per la progettazione delle Infrastrutture verdi e blu (GBI) che possono erogare i servizi ecosistemici e raggiungere gli obiettivi prefissati attraverso l’attuazione delle “Nature Based Solutions” (NBS); in particolare, le NBS sono interventi ispirati e supportati dalla natura che risultano efficaci sotto il profilo dei costi, e forniscono simultaneamente benefici ambientali, sociali ed economici, oltre a contribuire a rafforzarne la resilienza. Tali soluzioni integrano una maggiore e più diversificata presenza di natura, di elementi naturali e di processi ecologici all’interno di città, paesaggi e ambienti marini, mediante interventi sistemici adattati ai contesti locali e attenti all’uso efficiente delle risorse
Tale metodologia si articola in 5 fasi: i) analisi su vasta scala della struttura del paesaggio (mosaico ambientale); ii) definizione di subsistemi più piccoli chiamati “Unità Paesistico Ambientali” (UPA); iii) mappatura e valutazione dei sistemi economici erogati da ogni UPA; iv) stima delle vulnerabilità e resilienze di ogni Unità Paesistico Ambientale; v) individuazione dei servizi ecosistemici prioritari e quindi degli obiettivi di pianificazione.
Lo sviluppo, la regolamentazione e l’utilizzo dei servizi ecosistemici risultano fondamentali per individuare correttamente le opere di compensazione ambientale da inserire nella pianificazione urbanistica ed edilizia, onde consentire l’individuazione della corretta opera compensativa da porre in essere per permettere la realizzazione di qualsivoglia intervento edilizio.
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Il convegno è stato molto interessante per la qualità delle relazioni e l’alto profilo dei relatori, ed anche degli interventi del pubblico.
Prossimamente sarà pubblicata la registrazione video del convegno.